La risposta è no. Stando al sondaggio settimanale della Forsa, pubblicato su Stern lo scorso mercoledì, la CDU di Angela Merkel, resta fissa ancorata al 38% del consenso degli elettori tedeschi. Il risultato più alto da anni a questa parte (tanto per intenderci, alle scorse elezioni federali del 2009 i cristiano democratici si fermarono al 33,8%). Insomma, la CDU è con il vento in poppa e veleggia intorno ai suoi massimo storici. Da tempo ormai gli elettori tedeschi non vedevano più in Christian Wulff un esponente del partito della Cancelleria e i suoi guai vengono giudicati responsabilità personale. La Merkel stessa, inoltre, è stata molto attenta in questi mesi, nei quali lo scandalo cresceva, a difendere l’istituzione della presidenza senza mai difendere fino in fondo la persona di Wulff.
A preoccupare di più la leader dei cristiano democratici, probabilmente, in vista delle elezioni del 2013 è il tracollo degli alleati liberali della FDP, crollati ormai nei sondaggi Forsa a un misero 2% (nelle elezioni del 2009 avevano il 14,6%). Mai nella loro ultracinquantenaria storia il partito che fu di Hans-Dietrich Genscher era caduto così in basso, spaventosamente lontano dalla soglia di sbarramento e a un passo dalla scomparsa. Si votasse oggi alla Merkel mancherebbe un alleato per poter fronteggiare un eventuale unione tra i Verdi e la SPD.
Ed è anche per questo che la Cancelliera sta lavorando per spaccare questa possibile alleanza e riproporre magari, anche alla luce della crisi internazionale da affrontare, un ritorno alla Grosse Koalition con i socialisti. Oppure osare e tentare l’inedita carta di un’allenza tra la CDU e i Verdi.
Nonostante la Merkel goda della fiducia dell’elettorato non mancano, in buona parte dei commentatori tedeschi, forti critiche al suo operato. Da destra e sinistra la si accusa di non avere, al pari di un Helmut Kohl, una visione di ampio raggio per la Germania, ma di limitarsi a una politica del giorno per giorno, un tatticismo che la spinge a cercare il successo alle prossime elezioni, senza però avere un reale progetto per il futuro della Germania in Europa.