Bassoatesino

Piccoletto e tirolese

Liberali sempre più in crisi

February 22nd, 2012

L’Affaire Wulff non sembra proprio intaccare la popolarità della cancelliera Merkel. Nel suo sondaggio settimanale sui trend elettorali in Germania, infatti, la Cdu continua a primeggiare con il 38% dei consensi.

in crisi nera risultano invece i liberali della Fdp, fermi ormai da settimane al 2%. L’attuale maggioranza potrebbe così contare sul 40% dei consensi (anche se i liberali resterebbero fuori dal Bundestag).

E 40% è anche il risultato che otterrebbe l’altra possibile coalizione: i Verdi, infatti, dopo qualche settimana di crisi guadagnano due punti percentuali, arrivando al 15% dei voto potenziali. Sommati al 25% della Spd, pareggerebbero i conto con la coalizione nero-gialla. In questo caso però, la più equilibrata distribuzione del consenso tra i partiti della coalizione garantirebbe una maggioranza parlamentare ai rosso-verdi.

Fuori da ogni possibile coalizione di governo restano la Linke e il Partito dei Pirati, entrambi all’8%. Due partiti, a modo loro anti-sistema che, però rappresentano ormai un’ampia fetta dell’elettorato tedesco. Una fetta con la quale la politica più tradizionale dovrà fare i conti prima o poi.

Le dimissioni di Wulff possono danneggiare la Merkel?

February 17th, 2012

La risposta è no. Stando al sondaggio settimanale della Forsa, pubblicato su Stern lo scorso mercoledì, la CDU di Angela Merkel, resta fissa ancorata al 38% del consenso degli elettori tedeschi. Il risultato più alto da anni a questa parte (tanto per intenderci, alle scorse elezioni federali del 2009 i cristiano democratici si fermarono al 33,8%). Insomma, la CDU è con il vento in poppa e veleggia intorno ai suoi massimo storici. Da tempo ormai gli elettori tedeschi non vedevano più in Christian Wulff un esponente del partito della Cancelleria e i suoi guai vengono giudicati responsabilità personale. La Merkel stessa, inoltre, è stata molto attenta in questi mesi, nei quali lo scandalo cresceva, a difendere l’istituzione della presidenza senza mai difendere fino in fondo la persona di Wulff.

A preoccupare di più la leader dei cristiano democratici, probabilmente, in vista delle elezioni del 2013 è il tracollo degli alleati liberali della FDP, crollati ormai nei sondaggi Forsa a un misero 2% (nelle elezioni del 2009 avevano il 14,6%). Mai nella loro ultracinquantenaria storia il partito che fu di Hans-Dietrich Genscher era caduto così in basso, spaventosamente lontano dalla soglia di sbarramento e a un passo dalla scomparsa. Si votasse oggi alla Merkel mancherebbe un alleato per poter fronteggiare un eventuale unione tra i Verdi e la SPD.

Ed è anche per questo che la Cancelliera sta lavorando per spaccare questa possibile alleanza e riproporre magari, anche alla luce della crisi internazionale da affrontare, un ritorno alla Grosse Koalition con i socialisti. Oppure osare e tentare l’inedita carta di un’allenza tra la CDU e i Verdi.

Nonostante la Merkel goda della fiducia dell’elettorato non mancano, in buona parte dei commentatori tedeschi, forti critiche al suo operato. Da destra e sinistra la si accusa di non avere, al pari di un Helmut Kohl, una visione di ampio raggio per la Germania, ma di limitarsi a una politica del giorno per giorno, un tatticismo che la spinge a cercare il successo alle prossime elezioni, senza però avere un reale progetto per il futuro della Germania in Europa.

Angela fa volare la Cdu, ma rischia di perdere le elezioni

February 8th, 2012

Mercoledì è il giorno dei trend elettorali in Germania. Stern pubblica, come ogni settimana, il sondaggio effettuato dall’istituto Forsa. E, forse un po’ a sorpresa, la CDU di Angela Merkel raggiunge nelle preferenze degli elettori tedeschi il suo massimo dal 2009: 38% (+2% rispetto alla scorsa settimana). La disavventure del presidente della Repubblica Wulff continuano a non intaccare il suo partito di origine. Anzi, nonostante la maggioranza dei tedeschi ormai ne chieda le dimissioni, il suo partito di origine continua a volare nelle preferenze. A tirare la volata ai cristiano democratici è proprio Angela Merkel, mai così in alto nel gradimento dei suo concittadini.

Resta stabile la SPD al 27%. Il partito socialdemocratico è ancora alla ricerca di un proprio candidato alla Cancelleria per il 2013. Perdono invece ancora i Verdi, che scendono al 13% (dal 15% della settimana scorsa). Dopo le elezioni per la città di Berlino lo scorso novembre, dove la capogruppo Renate Künast è uscita con un risultato sotto le sue aspettative, è iniziato un lento, ma progressivo spostamento a sinistra del partito, che ha di conseguenza fatto allontanare l’elettorato più conservatore (in Germania i Verdi di per sé non sono infatti così radicalmente posizionati a sinistra). Fermi a un imbarazzante 3% i liberali della FDP, al momento alleati di governo della Merkel.

Per una Skoda scontata

February 5th, 2012

Nelle sabbie mobili, più ci si muove, più si affonda. E’ quello che sta accadendo al presidente della Repubblica tedesca, Christian Wulff, sempre più invischiato in guai giudiziari e imbarazzi politici.

Dopo essere finito sotto accusa dai media per aver minacciato la Bild per non far pubblicare una storia di un finanziamento ambiguo, dopo che la procura di Hannover ha aperto un’indagine sul suo ex portavoce Olaf Glaesekers per corruzione, dopo che sono emersi i suoi rapporti poco chiari con il faccendiere Manfred Schmitd, emerge ora che quando era a capo del governo della Bassa Sassonia, azionista di maggioranza della Volkswagen, si fece dare a titolo privato una Skoda (gruppo Volkswagen) a un prezzo di favore.

Al di là dell’inopportunità politica di approfittare del proprio ruolo di consigliere d’amministrazione, ruolo ottenuto solo per il proprio incarico pubblico, per avere un vantaggio economico, se la cosa risultasse vera sarebbe un reato. Le leggi della Bassa Sassonia vietano infatti ai membri del governo del Land di ottenere qualsiasi tipo di favore economico da parte di aziende.

Forse non è il suo guaio peggiore, ma sicuramente un altro passo verso un declino politico che ormai sembra inarrestabile. Secondo un recente sondaggio solo il 16% dei tedeschi ormai avrebbe ancora fiducia nel proprio Presidente della Repubblica.

L’urlo di Chen non terroriza più

February 1st, 2012

Stern pubblica come ogni settimana i sondaggi effettuati dall’istituto Forsa sugli attuali trend elettorali in Germania. Rispetto alla settimana scorsa non è cambiato praticamente nulla. Solo Die Linke, il partito di estrema sinistra che ha scoperto suo malgrado di essere finito sotto la lente dei servizi segreti, guadagna un punto percentuale e sale all’otto per cento a livello nazionale. Dunque la CDU/CSU, il partito di Angela Merkel prenderebbe il 36% dei voti, la SPD il 27%, i Verdi sarebbero al 15%, la Linke, appunto, all’8%, il Partito dei Pirati al 7%, mentre i liberali della FDP, attuali alleati della Merkel, restano fermi al 3%, un livello che ti terrebbe fuori dal Bundestag e che sarebbe il loro minimo storico in assoluto.

Più interessante forse un altro sondaggio, sempre commissionato da Stern alla Forsa, sui sentimenti tedeschi verso la Cina come nuova potenza economica. Alla domanda se la crescente forza di Pechino li spaventi, ben il 68% dei tedeschi ha risposto di No, contro un 30% di Sì (e un 2% di indecisi). Solo un anno fa quelli che si dicevano spaventati dall’avvento della Cina erano il 40% (contro un 59% di non spaventati). Insomma, i tedeschi tornano ad avere fiducia nei loro mezzi e a non temere la crescita degli altri. Curiosamente i più entusiasti della crescita cinese sono gli elettori della Linke, l’estrema sinistra. Qui conta forse qualche nostalgia della DDR e un probabile malinteso sul ruolo attuale del Partito Comunista Cinese.

Chi protegge dai protettori?

January 31st, 2012

Verfaschungschutz. Con questa parola, che sfrutta appieno la capacità della lingua tedesca di unire due parole tirando fuori un significato che va oltre la somma dei singoli termini, i tedeschi indicano i loro servizi segreti. Tradotto letteralmente è l’unione delle parole Verfassung, Costituzione, e Schutz, protezione. e significa,  servizio che protegge la costituzione. O almeno che dovrebbe farlo.

 

La domanda che molti tedeschi si fanno oggi è infatti fino a che punto i servizi oggi siano una protezione o una minaccia. E’ infatti venuto fuori che almeno 27 deputati della Linke sono stati tenuti sotto controllo negli ultimi anni. Tra di loro anche Gregor Gysi, capogruppo al Bundestag e storico leader del Sed, uno dei due movimento alla base della Linke. Per maggiore sfortuna dei servizi, la notizia è venuta fuori proprio nei giorni in cui si scopriva che una cellula neonazista era stata attiva negli ultimi dieci anni, compiendo almeno dieci omicidi, senza che nessuno dei servizi se ne accorgesse. Insomma, l’immagine che ne veniva fuori era che mentre i servizi sorvegliavano i deputati di sinistra sotto il loro naso (se non addirittura con la loro complicità) un gruppo di estrema destra seminava il terrore in Germania.

 

Guardare le zampette di un ratto agonizzante

January 27th, 2012

Anche la Germania è stata stregata dall’Isola. Per il sesto anno consecutivo va in onda su Rtl, Ich bin ein star, holt mich hier raus (Sono una star, tiratemi fuori di qui), conosciuto da tutti però come Dschungelcamp, la versione teutonica dell’isola dei famosi. E i tedeschi hanno perso la testa. In Germania non funziona come in Italia dove su ogni canale si può passare dall’altissimo al bassissimo in pochi secondi. Lì, a partire dai quotidiani, ogni cosa resta ben circoscritta nel proprio ambito. Di qua ci sono la Frankfurter Allgemeine Zeitung, serioso e autorevole giornale conservatore o la Ard, la televisione pubblica votata (quasi) solo al servizio pubblico. Dall’altra c’è la Bild, il giornale popolare da cinque milione di copie con annessa modella seminuda a pagina tre e Rtl, la televisione che manda in onda tutto ciò proprio non è servizio pubblico. Come appunto l’isola dei famosi.

La peculiarità di Dschungelkamp (capitata anche da noi per altro) è che lo spettacolo di mezze celebrità fallite, disposte a rotolarsi nella sporcizia per uno scampolo di luce della ribalta, sta risvegliando gli interessi morbosi anche dei media “alti”. Der Spiegel in un’intervista al vincitore dello scorso anno, definisce la trasmissione “l’osservare gli ultimi sussulti della zampe di un ratto, agonizzante a bordo strada”. Cionostante la versione online dell’autorevole settimanale al Reality dedica un ampio speciale riccamente illustrato. Anche la Sueddeutsche Zeitung, serio quotidiano di Monaco di Baviera non resiste e, fingendo uno sguardo un po’ snob, piazza lì la gallery sui concorrenti o l’approfondimento serioso.

Non che i tedeschi non amino i divertimenti popolari. Anzi, tutt’altro. Da decenni ormai uno degli eventi più seguiti è il Musikantenstadl, una specie di festival itinerante di musica popolare. Uno spettacolo al cui confronto il Festival di Sanremo si alza ai livelli di Woodstock. Qualche anno fa l’ospite d’onore al Musikantestadl, quello che portava la musica straniera di qualità (tipo Bruce Springsteen a Sanremo) è stato Albano Carrisi. Però era come se avessero ben chiara la divisione tra ambiti. Di qua il Musikantenstadl. Di là il Festival di Bayreuth. Una volta si sarebbe detto Cultura contro Civilizzazione. Ma ora anche questo muro di Berlino sembra caduto.

La sesta edizione di Dschungelcamp è ormai quasi alla fine. Ailton, ex calciatore brasiliano di Werder e Schalke, considerato alla vigilia uno dei favoriti, è stato eliminato da tempo e ormai a contendersi la vittoria sono rimasti in tre. Tra di loro anche una vecchia conoscenza del pubblico italiano: Brigitte Nielsen, madre d’arte, visto che suo figlio ha partecipato a una delle edizioni italiane del programma.

Update al 29 gennaio: Alla fine ha vinto proprio Brigitte Nielsen

Se si votasse oggi in Germania: i sondaggi della Forsa

January 26th, 2012

Stern pubblica i dati del nuovo sondaggio dell’istituto Forsa sulle intensioni di voto dei tedeschi a livello federale. Il caso di Christian Wulff, il presidente della Repubblica immischiato in una storia di finanziamenti illegali, continua a non danneggiare la CDU. Anzi, i tedeschi continuano a vedere nel caso Wolff un fatto personale e il partito di Angela Merkel sale di un punto e raggiunge il 36 per cento delle preferenze, quasi il tre per cento in più di quanto ottenuto nelle elezioni del 2009. E soprattutto lontano da quel 31 per cento intorno al quale navigava circa sei mesi fa.

La cancelliera però è tutt’altro che tranquilla. Il suo alleato al governo, i liberali della FDP, restano a un misero 3 per cento dei sondaggi. Nel 2009 avevano raggiunto con il 14,6 per cento dei voti il risultato più alto della loro storia, garantendo alla Merkel un’ampia maggioranza parlamentare. Se si andasse al voto oggi i liberali rischierebbero di non superare la soglia di sbarramento, restando fuori dal Bundestag. La crisi della FDP è ormai strutturale e neanche il cambio al vertice, da Guido Westerwelle a Philipp Rösler lo scorso maggio, sembra aver cambiato la situazione. La FDP è uno dei partiti storici della Germania post-bellica e una sua crisi irreversibile porterebbe a un cambio profondo nell’assetto politico tedesco.

Sull’altro lato la SPD si conferma al 27 per cento delle preferenze. Un buon risultato (nelle elezioni del 2009 era caduta al 23 per cento), anche se segna un passo indietro rispetto al 29 per cento raggiunto dai sondaggi dello scorso autunno. Nel partito socialdemocratico è intanto aperta la lotta per la candidatura al cancellierato. In corsa ci sono Frank-Walter Steinmeier, già candidato sconfitto nel 2009 ma a cui, come Veltroni, non dispiacerebbe un secondo tentativo, il segretario del partito Sigmar Gabriel, che come Bersani si fa forza del proprio ruolo istituzionale, e infine l’ex ministro delle finanze Peer Steinbrück, molto amato tra gli elettori e che può contare sulla benedizione di Helmut Schmidt. Se non fosse che non rappresenta proprio la sinistra del partito, lo si potrebbe considerare un out-sider alla Vendola che spera di sparigliare il gioco. Come accadeva una volta anche in Italia, la scelta viene decisa da oscuri giochi politici dietro le quinte, ma ultimamente, e dopo il successo in Francia, anche in Germania la periferia del partito ha iniziato a parlare di primarie. Una via che potrebbe ribaltare la questione e portare nel gioco nuovi candidati. Anche perché, stando ai sondaggi, sia Steinmeier che Gabriel e Steinbruck  sarebbero sconfitti in un eventuale confronto diretto contro la Merkel.

I Verdi dal canto loro sono al 15 per cento delle preferenze. Siamo lontani dalla primavera del 2011, quando il partito ecologista era riuscito a superare la SPD e diventare il secondo partito in Germania, anche grazie all’emozione suscitata dal dramma di Fukushima. A danneggiare in seguito i Verdi è stato soprattutto il dibattito, scaturito dall’inatteso primato, sul possibile candidato alla Cancelleria. Uno scontro che ha portato alla luce la divisione interna al partito tra la Sinistra e i Pragmatici. I primi, che al momento hanno più delegati nel direttivo, spingono per una linea più ideologica e lontana dai compromessi. I secondi, soprannominati in Germania Realos (i realistici) sono invece per puntare a obiettivi che si possono realisticamente ottenere. Di loro faceva parte Joskha Fischer che appunto in nome del pragmatismo, riuscì a far accettare ai propri elettori i necessari compromessi per portare il partito al governo. E sono sempre loro che occhieggiano a una possibile alleanza con la CDU. La cosa non sarebbe particolarmente eretica qui in Germania. A differenza dell’Italia, infatti, i Verdi non si sono mai collocati con la stessa determinazione a sinistra. A livello locale alleanze con i Cristiano-democratici ci sono già state (la città di Francoforte, Bonn, il Saarland insieme alla Fdp e la città stato di Amburgo), anche se non sempre con buoni risultati. Da parte sua la Merkel, anche se è sempre stata molto critica verso i Verdi, non sarebbe contraria. Al momento però i Realos sono in un periodo di crisi, soprattutto da quando la loro leader, Renate Kunast, non ha sfondato alle elezioni locali a Berlino. Se si votasse oggi un governo Nero Verde (nero è il colore della CDU) sarebbero abbastanza difficile.

Se si votasse oggi la vittoria potrebbe andare a una classica alleanza rosso-verde. Ma il recente scioglimento del parlamento dello Saarland e le conseguenti elezioni anticipate hanno riportato alla luce l’ipotesi di un ritorno a una Grosse Koalition tra SPD e CDU. Sembra, infatti, che, a prescindere dal risultato del voto, sarà questa la scelta adottata nel piccolo Land occidentale. E anche a livello federale potrebbe essere una soluzione che soddisfa tutti. La Merkel verrebbe nuovamente confermata cancelliera e, soprattutto, potrebbe portare avanti un programma sgradevole per molti tedeschi (a partire dagli Eurobond) condividendolo però con il suo principale avversario. Per i socialisti sarebbe un modo comodo per andare al governo, rimandando al 2018 la lotta per il potere interno.

Fuori dai giochi di potere restano Die Linke, il partito a sinistra della Spd, nato dalla fusione dei fuoriusciti dai socialdemocratici e i post comunisti dell’ex DDR. I sondaggi della Forsa continuano ad attestarli al 7 per cento. Un risultato che permette loro di entrare al Bundestag, ma le divisioni interne sono troppo profondi per poter formulare una reale proposta di governo. Die Linke è un partito che funziona benissimo restando all’opposizione, ma per ora non è ancora capace di proporsi come formazione di governo.

Sempre al 7 per cento c’è la vera sorpresa della politica tedesca. Il Partito dei Pirati. Dopo l’exploit delle elezioni di Berlino, dove hanno raggiunto un otto per cento che neanche loro si aspettavano, i Pirati si trovano ora a dover gestire il successo. Al di fuori delle questioni del copyright e di Internet faticano a volte ad avere opinioni precise su alcuni temi. Negli ultimi mesi però sono molto migliorati e a fine aprile andranno a congresso. Ma di loro avremo modo di parlare in futuro.

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