Bassoatesino

Piccoletto e tirolese

Supereroi di plastilina

January 28th, 2012
La Aardman Animations, la casa di produzione di film britannica, autrice della serie su Wallace and Gromit e del film Galline in Fuga ha realizzato una serie di cortometraggi dedicati ai personaggi storici della DC Comics: da Batman a Superman fino al Joker. Se avete i visto i film qui sopra avrete capito che la specialità della Aardman è l'animazione a passo uno con la plastilina. E così anche gli eroi di Metropolis e Gotham City finiscono animati in plastilina. A dare loro la voce sono bambini dal tipico accento inglese.  

Due o tre cose che so sugli Oscar

January 24th, 2012

Due o tre considerazioni sparse sulle nomination agli Oscar 2012. Premetto che, come quasi sempre, ho visto pochissimi dei film candidati. Quindi i giudizi sono squisitamente pregiudiziali:

  • Hugo e The Artist sono i film che hanno preso più nomination e, come accade spesso in questi casi, i giornali già parlano di sfida. Credo però che la vera sfida sia tra The Artist e Paradiso Amaro di Alexander Payne. Se dovessi puntarci dei soldi, lo farei su quest’ultimo. Ma è anche vero che io non ci ho mai azzeccato agli Oscar.
  • Mai come negli ultimi anni l’Academy ama l’interpretazione imitativa e biografica. Vince (o viene candidato) non chi è più bravo, ma chi riesca ad assomigliare di più all’originale. Fateci caso. Negli anni passati, tra i maschietti, ha vinto Jamie Foxx facendo Ray Charles (2005), Philip Seymour Hoffman facendo Trumane Capote (2006), Forest Whitaker facendo il dittatore africano Idi Amin (2007), Sean Penn facendo Harvey Milk (2009) e l’anno scorso Colin Firth facendo Giorgio VI. Negli anni novanta invece l’unico attore che ha vinto per un film biografico è stato Geoffrey Rush per Shine (1996). Tutto questo per dire che se dovessi puntare qualcosa, lo farei più sul Billy Beane di Brad Pitt in Moneyball piuttosto che sul Clooney di Paradiso Amaro (vedo meno favoriti gli altri, anche se faccio il tifo per Gary Oldman).
  • Piccola nota a margine: per capire la differenza tra un’interpretazione imitativa e una vera prova d’attore, guardatevi l’Oscar secondo me più meritato degli ultimi dieci anni: Daniel Day-Lewis in Il Petroliere (“sono io la terza rivelazione”)


(occhio spoilerone, che questo è il finale del film)

  • Per restare al discorso di qui sopra per Meryl Streep nei panni di Margaret Tatcher si apre un’autostrada. Se non fosse che rischia di trovarci in mezzo un platano che si chiama Michelle Williams nei panni di Marilyn Monroe. Chi commuoverà di più i giurati dell’Academy? La arcigna Lady di Ferro o la spaurita Norma Jean? (ps.: la regola biografico-imitativa vale per le donne, anche se in modo meno deciso. Nel 2004 Charlize Theron per Monster, 2005 Reese Witherspoon che fa June Carter, l’anno dopo Helen Mirren che fa la regina Elisabetta e nel 2008 Marion Cotillard nei panni di Edith Piaf).
  • Meryl Streep si trova anche a dover sconfiggere una sua personale maledizione. Di lei si dice sempre che è l’attrice più candidata di tutti i tempi (17 volte compresa questa). E’ vero. Ma questo fa di lei anche l’attrice più sconfitta di tutti i tempi. Ormai una nomination non gliela negano mai, ma ho il forte sospetto che all’Academy ci sia un certo imbarazzo a votarla come miglior attrice. Se non l’hai premiata per le sedici volte precedenti, perché dovresti farlo ora? E’ come se i giurati fossero in attesa di un’interpretazione regina. Forse questa, che probabilmente non è la sua migliore (ragazzi, ma vi ricordate I ponti di Madison County?), riuscirà a convincerli.
  • Non ne ho visto neanche uno, ma se tra i cinque migliori film di animazione c’è Kung Fu Panda 2, c’è qualcosa che non va.
  • Il premio al miglior attore (o attrice) non protagonista spesso viene usato dall’Academy per premiare qualcos’altro. E’, insomma, spesso o un premio alla carriera mascherato (tipo il Jack Palance per La vita, l’amore e le vacche) oppure un incoraggiamento per il futuro, che poi finisce per stroncarti la carriera (tipo Marisa Tomei in Mio Cugino Vincenzo). Tra gli uomini c’è Max Von Sydow che sembra stare lì apposta. Idem Jessica Chastain tra le donne,
  • Clooney si conferma essere il personaggio più eclettico e completo a Hollywood. Magari non vince niente, ma si porta a casa la nomination per la sceneggiatura de Le Idi di Marzo e quella come attore per Paradiso Amaro. Vado a memoria, ma non mi ricordo che nessuno sia mai riuscito a ottenere nello stesso anno due nomination per due film diversi in due categorie così diverse. Ah sì, uno ci è riuscito: George Clooney, che nel 2006 era candidato come attore in Syriana (dove poi ha vinto) e come regista e sceneggiatore per Good Night, and Good Luck.
    Sì, certo, ci sono stati attori candidati lo stesso anno per due film diversi, ma sempre per le interpretazione. E pure attori-registi candidati in entrambe le categorie, ma sempre per lo stesso film.
    Clooney invece dimostra di essere sia uno strumento per gli altri che un creativo per se stesso. Forse negli ultimi anni abbiamo parlato troppo di lago di Como, Canalis e cazzate varie, per renderci bene conto di come sia Autore a trecentosessanta gradi.
  • Ehi, c’è Wim Wenders candidato tra i documentari per Pina. Non vincerà

Non vi basta? Cercate in giro

Lavorare con le parole degli altri

January 20th, 2012

Quali conseguenze ci sarebbero se passate il Sopa, lo Stop Online Piracy Act in discussione al momento alla Camera dei rappresentanti negli Stati Uniti? Su Slate e Av Club hanno messo online un po’ dei migliori esempi di creatività nati in rete usando materiale prodotto da altri. video realizzati, insomma, come a partire dagli anni ’80 si faceva campionando la musica. A Video che, se passasse il Sopa non potrebbero più venire realizzati. E video, va sottolineato, che non provocano alcun danno economico ai detentori delle opere citate. Anzi.

Gli esempi sono numerosissimi e potenzialmente infiniti, ma i miei preferiti restano il ri-montaggio del trailer di Shining, trasformato da horror in film per famiglie. A realizzarlo, per partecipare a un concorso per montatori, fu Robert Ryang, che si guadagnò così un articolo sul New York Times e i suoi quindici minuti di celebrità.

L’altro invece è una versione della canzone Hello di Lionel Richie (qui potete ascoltare l’originale) fatto estrapolando le singole parole del testo della canzone dai dialoghi di film. Il risultato lo potete vedere qui sotto:

Hello from ant1mat3rie on Vimeo.