Bassoatesino

Piccoletto e tirolese

Angela fa volare la Cdu, ma rischia di perdere le elezioni

February 8th, 2012

Mercoledì è il giorno dei trend elettorali in Germania. Stern pubblica, come ogni settimana, il sondaggio effettuato dall’istituto Forsa. E, forse un po’ a sorpresa, la CDU di Angela Merkel raggiunge nelle preferenze degli elettori tedeschi il suo massimo dal 2009: 38% (+2% rispetto alla scorsa settimana). La disavventure del presidente della Repubblica Wulff continuano a non intaccare il suo partito di origine. Anzi, nonostante la maggioranza dei tedeschi ormai ne chieda le dimissioni, il suo partito di origine continua a volare nelle preferenze. A tirare la volata ai cristiano democratici è proprio Angela Merkel, mai così in alto nel gradimento dei suo concittadini.

Resta stabile la SPD al 27%. Il partito socialdemocratico è ancora alla ricerca di un proprio candidato alla Cancelleria per il 2013. Perdono invece ancora i Verdi, che scendono al 13% (dal 15% della settimana scorsa). Dopo le elezioni per la città di Berlino lo scorso novembre, dove la capogruppo Renate Künast è uscita con un risultato sotto le sue aspettative, è iniziato un lento, ma progressivo spostamento a sinistra del partito, che ha di conseguenza fatto allontanare l’elettorato più conservatore (in Germania i Verdi di per sé non sono infatti così radicalmente posizionati a sinistra). Fermi a un imbarazzante 3% i liberali della FDP, al momento alleati di governo della Merkel.

Per una Skoda scontata

February 5th, 2012

Nelle sabbie mobili, più ci si muove, più si affonda. E’ quello che sta accadendo al presidente della Repubblica tedesca, Christian Wulff, sempre più invischiato in guai giudiziari e imbarazzi politici.

Dopo essere finito sotto accusa dai media per aver minacciato la Bild per non far pubblicare una storia di un finanziamento ambiguo, dopo che la procura di Hannover ha aperto un’indagine sul suo ex portavoce Olaf Glaesekers per corruzione, dopo che sono emersi i suoi rapporti poco chiari con il faccendiere Manfred Schmitd, emerge ora che quando era a capo del governo della Bassa Sassonia, azionista di maggioranza della Volkswagen, si fece dare a titolo privato una Skoda (gruppo Volkswagen) a un prezzo di favore.

Al di là dell’inopportunità politica di approfittare del proprio ruolo di consigliere d’amministrazione, ruolo ottenuto solo per il proprio incarico pubblico, per avere un vantaggio economico, se la cosa risultasse vera sarebbe un reato. Le leggi della Bassa Sassonia vietano infatti ai membri del governo del Land di ottenere qualsiasi tipo di favore economico da parte di aziende.

Forse non è il suo guaio peggiore, ma sicuramente un altro passo verso un declino politico che ormai sembra inarrestabile. Secondo un recente sondaggio solo il 16% dei tedeschi ormai avrebbe ancora fiducia nel proprio Presidente della Repubblica.

Haavisto mai…

February 5th, 2012

I finlandesi potrebbero essere il primo paese europeo (e probabilmente del mondo) ad avere un capo di stato verde (nel senso di un partito ecologista). Basta solo che oggi Peeka Havisto, il candidato filo ambientale, vinca il ballottaggio, in cui è arrivato un po’ a sopresa, contro Sauli Niinistö, candidato del partito conservatore. E così, dopo che per diversi mesi i verdi tedeschi credevano di essere gli unici in grado di poter diventari maggioritari nel proprio paese (prima di gettare alle ortiche il proprio vantaggio a causa della litigiosità interna), ora sono stati sorpassati a sinistra dai finnici.
Ah, Haavisto è gay. Del suo compagno di origine equadoregna Antonio Flores ha detto: “Sarebbe un’ottima first lady”

Cosa fa paura a Facebook?

February 2nd, 2012

Di cosa ha paura Facebook? Quali sono i potenziali pericoli che potrebbero mettersi sulla, per ora tranquilla, strada verso il successo di Mark Zuckerberg. Nell’Ipo con cui si è presentata a Wall Street l’azienda ha dovuto raccontare tutto di sé: numeri, cifre, progetti per il futuro, ma anche un’analisi dei potenziali rischi. La Frankfurter Allgemeine è andata a spulciare il documento e ha stilato una lista delle cinque più grandi paure di Facebook:

  • Facebook è cresciuto in modo straordinario negli ultimi anni raggiungendo gli 845 milioni di utenti. “Molti altri social network hanno avuto crescite veloci, per poi iniziare a perdere utenti”. E l’esempio va subito a MySpace
  • 85% degli utili vengono dalle inserzioni pubblicitarie. Ma non è detto che le aziende continuino a trovare profittevole investire sul social network avvertono quelli di Facebook. La percentuali di utenti che accede via Smartphone è in costante crescita e lì, per ora, la pubblicità non c’è.
  • A noi Facebook può sembrare praticamente un monopolio. Ma la concorrenza non sta certo a dormire. E se per ora Google+ sembra un’anatra zoppa, ci sono ancora molti paesi nel mondo in cui Facebook non esiste o è in minoritario. In Corea c’è Cyworld, Mixi in Giappone, Orkut (che poi è Google) in Brasile e in India, vKontakte in Russia, Renren in Cina. Tutte realtà che ora dominano nei rispettivi paesi ma che sono presenti anche nel resto del mondo. E che possono allargarsi nei prossimi anni
  • I governi non aiutano. Al di là delle censure che Facebook può trovare in paesi come l’Iran, la Siria o la Cina, il social network di Mark Zuckerberg si trova ad affrontare in ogni paese legislazioni sulla privacy diverse (e in Germania sono severissimi). Tutte cose che possono frenare o ritardare l’espansione
  • Zuckerberg sostiene che il suo fine non è la creazione di utile, ma l’allargamento del network. E gli sviluppatori seguono questa linea. Sono spinti a sviluppare sempre nuovi prodotti e lanciarli online. Nei suoi documenti il social network dunque spiega l’azienda produce di continuo nuove soluzioni, che a volte però potrebbero ridurre e non aumentare i ricavi. Certamente non il genere di frase che un investitore ama sentire, glossa la Faz.

L’urlo di Chen non terroriza più

February 1st, 2012

Stern pubblica come ogni settimana i sondaggi effettuati dall’istituto Forsa sugli attuali trend elettorali in Germania. Rispetto alla settimana scorsa non è cambiato praticamente nulla. Solo Die Linke, il partito di estrema sinistra che ha scoperto suo malgrado di essere finito sotto la lente dei servizi segreti, guadagna un punto percentuale e sale all’otto per cento a livello nazionale. Dunque la CDU/CSU, il partito di Angela Merkel prenderebbe il 36% dei voti, la SPD il 27%, i Verdi sarebbero al 15%, la Linke, appunto, all’8%, il Partito dei Pirati al 7%, mentre i liberali della FDP, attuali alleati della Merkel, restano fermi al 3%, un livello che ti terrebbe fuori dal Bundestag e che sarebbe il loro minimo storico in assoluto.

Più interessante forse un altro sondaggio, sempre commissionato da Stern alla Forsa, sui sentimenti tedeschi verso la Cina come nuova potenza economica. Alla domanda se la crescente forza di Pechino li spaventi, ben il 68% dei tedeschi ha risposto di No, contro un 30% di Sì (e un 2% di indecisi). Solo un anno fa quelli che si dicevano spaventati dall’avvento della Cina erano il 40% (contro un 59% di non spaventati). Insomma, i tedeschi tornano ad avere fiducia nei loro mezzi e a non temere la crescita degli altri. Curiosamente i più entusiasti della crescita cinese sono gli elettori della Linke, l’estrema sinistra. Qui conta forse qualche nostalgia della DDR e un probabile malinteso sul ruolo attuale del Partito Comunista Cinese.

Chi protegge dai protettori?

January 31st, 2012

Verfaschungschutz. Con questa parola, che sfrutta appieno la capacità della lingua tedesca di unire due parole tirando fuori un significato che va oltre la somma dei singoli termini, i tedeschi indicano i loro servizi segreti. Tradotto letteralmente è l’unione delle parole Verfassung, Costituzione, e Schutz, protezione. e significa,  servizio che protegge la costituzione. O almeno che dovrebbe farlo.

 

La domanda che molti tedeschi si fanno oggi è infatti fino a che punto i servizi oggi siano una protezione o una minaccia. E’ infatti venuto fuori che almeno 27 deputati della Linke sono stati tenuti sotto controllo negli ultimi anni. Tra di loro anche Gregor Gysi, capogruppo al Bundestag e storico leader del Sed, uno dei due movimento alla base della Linke. Per maggiore sfortuna dei servizi, la notizia è venuta fuori proprio nei giorni in cui si scopriva che una cellula neonazista era stata attiva negli ultimi dieci anni, compiendo almeno dieci omicidi, senza che nessuno dei servizi se ne accorgesse. Insomma, l’immagine che ne veniva fuori era che mentre i servizi sorvegliavano i deputati di sinistra sotto il loro naso (se non addirittura con la loro complicità) un gruppo di estrema destra seminava il terrore in Germania.

 

Supereroi di plastilina

January 28th, 2012
La Aardman Animations, la casa di produzione di film britannica, autrice della serie su Wallace and Gromit e del film Galline in Fuga ha realizzato una serie di cortometraggi dedicati ai personaggi storici della DC Comics: da Batman a Superman fino al Joker. Se avete i visto i film qui sopra avrete capito che la specialità della Aardman è l'animazione a passo uno con la plastilina. E così anche gli eroi di Metropolis e Gotham City finiscono animati in plastilina. A dare loro la voce sono bambini dal tipico accento inglese.  

Guardare le zampette di un ratto agonizzante

January 27th, 2012

Anche la Germania è stata stregata dall’Isola. Per il sesto anno consecutivo va in onda su Rtl, Ich bin ein star, holt mich hier raus (Sono una star, tiratemi fuori di qui), conosciuto da tutti però come Dschungelcamp, la versione teutonica dell’isola dei famosi. E i tedeschi hanno perso la testa. In Germania non funziona come in Italia dove su ogni canale si può passare dall’altissimo al bassissimo in pochi secondi. Lì, a partire dai quotidiani, ogni cosa resta ben circoscritta nel proprio ambito. Di qua ci sono la Frankfurter Allgemeine Zeitung, serioso e autorevole giornale conservatore o la Ard, la televisione pubblica votata (quasi) solo al servizio pubblico. Dall’altra c’è la Bild, il giornale popolare da cinque milione di copie con annessa modella seminuda a pagina tre e Rtl, la televisione che manda in onda tutto ciò proprio non è servizio pubblico. Come appunto l’isola dei famosi.

La peculiarità di Dschungelkamp (capitata anche da noi per altro) è che lo spettacolo di mezze celebrità fallite, disposte a rotolarsi nella sporcizia per uno scampolo di luce della ribalta, sta risvegliando gli interessi morbosi anche dei media “alti”. Der Spiegel in un’intervista al vincitore dello scorso anno, definisce la trasmissione “l’osservare gli ultimi sussulti della zampe di un ratto, agonizzante a bordo strada”. Cionostante la versione online dell’autorevole settimanale al Reality dedica un ampio speciale riccamente illustrato. Anche la Sueddeutsche Zeitung, serio quotidiano di Monaco di Baviera non resiste e, fingendo uno sguardo un po’ snob, piazza lì la gallery sui concorrenti o l’approfondimento serioso.

Non che i tedeschi non amino i divertimenti popolari. Anzi, tutt’altro. Da decenni ormai uno degli eventi più seguiti è il Musikantenstadl, una specie di festival itinerante di musica popolare. Uno spettacolo al cui confronto il Festival di Sanremo si alza ai livelli di Woodstock. Qualche anno fa l’ospite d’onore al Musikantestadl, quello che portava la musica straniera di qualità (tipo Bruce Springsteen a Sanremo) è stato Albano Carrisi. Però era come se avessero ben chiara la divisione tra ambiti. Di qua il Musikantenstadl. Di là il Festival di Bayreuth. Una volta si sarebbe detto Cultura contro Civilizzazione. Ma ora anche questo muro di Berlino sembra caduto.

La sesta edizione di Dschungelcamp è ormai quasi alla fine. Ailton, ex calciatore brasiliano di Werder e Schalke, considerato alla vigilia uno dei favoriti, è stato eliminato da tempo e ormai a contendersi la vittoria sono rimasti in tre. Tra di loro anche una vecchia conoscenza del pubblico italiano: Brigitte Nielsen, madre d’arte, visto che suo figlio ha partecipato a una delle edizioni italiane del programma.

Update al 29 gennaio: Alla fine ha vinto proprio Brigitte Nielsen