Bassoatesino

Piccoletto e tirolese

Chi protegge dai protettori?

January 31st, 2012

Verfaschungschutz. Con questa parola, che sfrutta appieno la capacità della lingua tedesca di unire due parole tirando fuori un significato che va oltre la somma dei singoli termini, i tedeschi indicano i loro servizi segreti. Tradotto letteralmente è l’unione delle parole Verfassung, Costituzione, e Schutz, protezione. e significa,  servizio che protegge la costituzione. O almeno che dovrebbe farlo.

 

La domanda che molti tedeschi si fanno oggi è infatti fino a che punto i servizi oggi siano una protezione o una minaccia. E’ infatti venuto fuori che almeno 27 deputati della Linke sono stati tenuti sotto controllo negli ultimi anni. Tra di loro anche Gregor Gysi, capogruppo al Bundestag e storico leader del Sed, uno dei due movimento alla base della Linke. Per maggiore sfortuna dei servizi, la notizia è venuta fuori proprio nei giorni in cui si scopriva che una cellula neonazista era stata attiva negli ultimi dieci anni, compiendo almeno dieci omicidi, senza che nessuno dei servizi se ne accorgesse. Insomma, l’immagine che ne veniva fuori era che mentre i servizi sorvegliavano i deputati di sinistra sotto il loro naso (se non addirittura con la loro complicità) un gruppo di estrema destra seminava il terrore in Germania.

 

Supereroi di plastilina

January 28th, 2012
La Aardman Animations, la casa di produzione di film britannica, autrice della serie su Wallace and Gromit e del film Galline in Fuga ha realizzato una serie di cortometraggi dedicati ai personaggi storici della DC Comics: da Batman a Superman fino al Joker. Se avete i visto i film qui sopra avrete capito che la specialità della Aardman è l'animazione a passo uno con la plastilina. E così anche gli eroi di Metropolis e Gotham City finiscono animati in plastilina. A dare loro la voce sono bambini dal tipico accento inglese.  

Guardare le zampette di un ratto agonizzante

January 27th, 2012

Anche la Germania è stata stregata dall’Isola. Per il sesto anno consecutivo va in onda su Rtl, Ich bin ein star, holt mich hier raus (Sono una star, tiratemi fuori di qui), conosciuto da tutti però come Dschungelcamp, la versione teutonica dell’isola dei famosi. E i tedeschi hanno perso la testa. In Germania non funziona come in Italia dove su ogni canale si può passare dall’altissimo al bassissimo in pochi secondi. Lì, a partire dai quotidiani, ogni cosa resta ben circoscritta nel proprio ambito. Di qua ci sono la Frankfurter Allgemeine Zeitung, serioso e autorevole giornale conservatore o la Ard, la televisione pubblica votata (quasi) solo al servizio pubblico. Dall’altra c’è la Bild, il giornale popolare da cinque milione di copie con annessa modella seminuda a pagina tre e Rtl, la televisione che manda in onda tutto ciò proprio non è servizio pubblico. Come appunto l’isola dei famosi.

La peculiarità di Dschungelkamp (capitata anche da noi per altro) è che lo spettacolo di mezze celebrità fallite, disposte a rotolarsi nella sporcizia per uno scampolo di luce della ribalta, sta risvegliando gli interessi morbosi anche dei media “alti”. Der Spiegel in un’intervista al vincitore dello scorso anno, definisce la trasmissione “l’osservare gli ultimi sussulti della zampe di un ratto, agonizzante a bordo strada”. Cionostante la versione online dell’autorevole settimanale al Reality dedica un ampio speciale riccamente illustrato. Anche la Sueddeutsche Zeitung, serio quotidiano di Monaco di Baviera non resiste e, fingendo uno sguardo un po’ snob, piazza lì la gallery sui concorrenti o l’approfondimento serioso.

Non che i tedeschi non amino i divertimenti popolari. Anzi, tutt’altro. Da decenni ormai uno degli eventi più seguiti è il Musikantenstadl, una specie di festival itinerante di musica popolare. Uno spettacolo al cui confronto il Festival di Sanremo si alza ai livelli di Woodstock. Qualche anno fa l’ospite d’onore al Musikantestadl, quello che portava la musica straniera di qualità (tipo Bruce Springsteen a Sanremo) è stato Albano Carrisi. Però era come se avessero ben chiara la divisione tra ambiti. Di qua il Musikantenstadl. Di là il Festival di Bayreuth. Una volta si sarebbe detto Cultura contro Civilizzazione. Ma ora anche questo muro di Berlino sembra caduto.

La sesta edizione di Dschungelcamp è ormai quasi alla fine. Ailton, ex calciatore brasiliano di Werder e Schalke, considerato alla vigilia uno dei favoriti, è stato eliminato da tempo e ormai a contendersi la vittoria sono rimasti in tre. Tra di loro anche una vecchia conoscenza del pubblico italiano: Brigitte Nielsen, madre d’arte, visto che suo figlio ha partecipato a una delle edizioni italiane del programma.

Update al 29 gennaio: Alla fine ha vinto proprio Brigitte Nielsen

Se si votasse oggi in Germania: i sondaggi della Forsa

January 26th, 2012

Stern pubblica i dati del nuovo sondaggio dell’istituto Forsa sulle intensioni di voto dei tedeschi a livello federale. Il caso di Christian Wulff, il presidente della Repubblica immischiato in una storia di finanziamenti illegali, continua a non danneggiare la CDU. Anzi, i tedeschi continuano a vedere nel caso Wolff un fatto personale e il partito di Angela Merkel sale di un punto e raggiunge il 36 per cento delle preferenze, quasi il tre per cento in più di quanto ottenuto nelle elezioni del 2009. E soprattutto lontano da quel 31 per cento intorno al quale navigava circa sei mesi fa.

La cancelliera però è tutt’altro che tranquilla. Il suo alleato al governo, i liberali della FDP, restano a un misero 3 per cento dei sondaggi. Nel 2009 avevano raggiunto con il 14,6 per cento dei voti il risultato più alto della loro storia, garantendo alla Merkel un’ampia maggioranza parlamentare. Se si andasse al voto oggi i liberali rischierebbero di non superare la soglia di sbarramento, restando fuori dal Bundestag. La crisi della FDP è ormai strutturale e neanche il cambio al vertice, da Guido Westerwelle a Philipp Rösler lo scorso maggio, sembra aver cambiato la situazione. La FDP è uno dei partiti storici della Germania post-bellica e una sua crisi irreversibile porterebbe a un cambio profondo nell’assetto politico tedesco.

Sull’altro lato la SPD si conferma al 27 per cento delle preferenze. Un buon risultato (nelle elezioni del 2009 era caduta al 23 per cento), anche se segna un passo indietro rispetto al 29 per cento raggiunto dai sondaggi dello scorso autunno. Nel partito socialdemocratico è intanto aperta la lotta per la candidatura al cancellierato. In corsa ci sono Frank-Walter Steinmeier, già candidato sconfitto nel 2009 ma a cui, come Veltroni, non dispiacerebbe un secondo tentativo, il segretario del partito Sigmar Gabriel, che come Bersani si fa forza del proprio ruolo istituzionale, e infine l’ex ministro delle finanze Peer Steinbrück, molto amato tra gli elettori e che può contare sulla benedizione di Helmut Schmidt. Se non fosse che non rappresenta proprio la sinistra del partito, lo si potrebbe considerare un out-sider alla Vendola che spera di sparigliare il gioco. Come accadeva una volta anche in Italia, la scelta viene decisa da oscuri giochi politici dietro le quinte, ma ultimamente, e dopo il successo in Francia, anche in Germania la periferia del partito ha iniziato a parlare di primarie. Una via che potrebbe ribaltare la questione e portare nel gioco nuovi candidati. Anche perché, stando ai sondaggi, sia Steinmeier che Gabriel e Steinbruck  sarebbero sconfitti in un eventuale confronto diretto contro la Merkel.

I Verdi dal canto loro sono al 15 per cento delle preferenze. Siamo lontani dalla primavera del 2011, quando il partito ecologista era riuscito a superare la SPD e diventare il secondo partito in Germania, anche grazie all’emozione suscitata dal dramma di Fukushima. A danneggiare in seguito i Verdi è stato soprattutto il dibattito, scaturito dall’inatteso primato, sul possibile candidato alla Cancelleria. Uno scontro che ha portato alla luce la divisione interna al partito tra la Sinistra e i Pragmatici. I primi, che al momento hanno più delegati nel direttivo, spingono per una linea più ideologica e lontana dai compromessi. I secondi, soprannominati in Germania Realos (i realistici) sono invece per puntare a obiettivi che si possono realisticamente ottenere. Di loro faceva parte Joskha Fischer che appunto in nome del pragmatismo, riuscì a far accettare ai propri elettori i necessari compromessi per portare il partito al governo. E sono sempre loro che occhieggiano a una possibile alleanza con la CDU. La cosa non sarebbe particolarmente eretica qui in Germania. A differenza dell’Italia, infatti, i Verdi non si sono mai collocati con la stessa determinazione a sinistra. A livello locale alleanze con i Cristiano-democratici ci sono già state (la città di Francoforte, Bonn, il Saarland insieme alla Fdp e la città stato di Amburgo), anche se non sempre con buoni risultati. Da parte sua la Merkel, anche se è sempre stata molto critica verso i Verdi, non sarebbe contraria. Al momento però i Realos sono in un periodo di crisi, soprattutto da quando la loro leader, Renate Kunast, non ha sfondato alle elezioni locali a Berlino. Se si votasse oggi un governo Nero Verde (nero è il colore della CDU) sarebbero abbastanza difficile.

Se si votasse oggi la vittoria potrebbe andare a una classica alleanza rosso-verde. Ma il recente scioglimento del parlamento dello Saarland e le conseguenti elezioni anticipate hanno riportato alla luce l’ipotesi di un ritorno a una Grosse Koalition tra SPD e CDU. Sembra, infatti, che, a prescindere dal risultato del voto, sarà questa la scelta adottata nel piccolo Land occidentale. E anche a livello federale potrebbe essere una soluzione che soddisfa tutti. La Merkel verrebbe nuovamente confermata cancelliera e, soprattutto, potrebbe portare avanti un programma sgradevole per molti tedeschi (a partire dagli Eurobond) condividendolo però con il suo principale avversario. Per i socialisti sarebbe un modo comodo per andare al governo, rimandando al 2018 la lotta per il potere interno.

Fuori dai giochi di potere restano Die Linke, il partito a sinistra della Spd, nato dalla fusione dei fuoriusciti dai socialdemocratici e i post comunisti dell’ex DDR. I sondaggi della Forsa continuano ad attestarli al 7 per cento. Un risultato che permette loro di entrare al Bundestag, ma le divisioni interne sono troppo profondi per poter formulare una reale proposta di governo. Die Linke è un partito che funziona benissimo restando all’opposizione, ma per ora non è ancora capace di proporsi come formazione di governo.

Sempre al 7 per cento c’è la vera sorpresa della politica tedesca. Il Partito dei Pirati. Dopo l’exploit delle elezioni di Berlino, dove hanno raggiunto un otto per cento che neanche loro si aspettavano, i Pirati si trovano ora a dover gestire il successo. Al di fuori delle questioni del copyright e di Internet faticano a volte ad avere opinioni precise su alcuni temi. Negli ultimi mesi però sono molto migliorati e a fine aprile andranno a congresso. Ma di loro avremo modo di parlare in futuro.

Elezioni in Germania: scopri di più

Der Spiegel, Schettino e il carattere degli italiani

January 24th, 2012

E’ scoppiata la guerra. Der Spiegel online paragona il capitano Schettino, quello che ha abbandonato la Costa Concordia naufragata, con tutti gli italiani e tira fuori tutti i luoghi comuni sul Belpaese. A Repubblica.it Andrea Tarquini legge il pezzo, s’arrabbia e risponde per le rime, tirando fuori tutto l’armamentario sui tedeschi: dal nazismo agli emigranti maltrattati. A dare inizio alle danze di pensa Jan Fleischhauer, editorialista, dichiaratamente conservatore, dell’edizione online di Der Spiegel. Scrive Fleischhauer:

“Mettetevi una mano sul cuore. Qualcuno si è forse sorpreso che lo sfortunato capitano della Costa Concordia fosse un italiano? Ci si può immaginare che una simile manovra, inclusa la fuga finale, l’avrebbe potuta fare un tedesco, o meglio ancora, un inglese?. In fondo quel tipo d’uomo lo conosciamo dalle vacanze al mare: un uomo dai grandi gesti e dalle dita parlanti. All’inizio innocuo, basta non farlo avvicinare troppo ad apparecchi troppo grossi. Come si è dimostrato. Fare Bella Figura (in italiano nel testo), si chiama lo sport nazionale italiano del farsi notare dagli altri”.

Fleischhauer ammette di essere scorretto e di essersi spinto troppo in là. Ma poi, prosegue, gli stereotipi nazionali sono come quelli su uomini e donne. Ufficialmente li abbiamo superati. In realtà continuiamo ad usarli. E in fondo, osserva, “non bisogna fare uno studio genetico per rendersi conto che esiste una differenza tra i popoli”. Da qui Fleischhauer inizia un lungo panegirico per dimostrare che è nella differenza tra i popoli che si annida il fallimento dell’Europa unita e della moneta unica.

“Se oggi si parla della diversa solidità dei diversi paesi non è forse un modo elegante per parlare di pregiudizi nazionali?. Per rendersi conto che il progetto dell’Euro non poteva andare bene non c’era bisogno di studiare economia. Bastava farsi un giro a Napoli o nel Peloponneso.”

A sua difesa va detto che Fleischhauer si muove al limite del grottesco, giocando pericolosamente con il politicamente scorretto. Un genere letterario molto irriverente e spiritoso per chi lo scrive, spesso molto meno per chi lo legge.

E infatti non tarda ad arrivare da Repubblica la dura replica di Andrea Tarquini. Per il giornalista italiano il ragionamento di Fleischhauer forse “sarebbe tanto piaciuto al ministro della Propaganda del Reich, Joseph Goebbels”. E poi continua

“peccato che Fleischhauer si dimentichi o finga di dimenticarsi che la riunificazione tedesca fu finanziata dal resto d’Europa, perché i costi del risanamento della Germania Est in bancarotta spinsero la Bundesbank a un aumento spaventoso dei tassi. Il quale portò ad aumenti dei tassi a catena in tutta Europa, prima dell’euro, rovinando le altre economie, non quella tedesca. “

per poi concludere

“vogliamo parlare di carattere nazionale? Americani e britannici troppo generosi e spendaccioni per l’ex nemico, italiani, spagnoli e turchi troppo laboriosi alle linee di montaggio Volkswagen o Mercedes? E tedeschi incorregibili dopo la Weltanschauung nata da loro tra il 1933 e il 1945 secondo cui le nazioni non sono comunità di valori come nel mondo moderno, bensì solo razze come cavalli e cani?”

Intanto su Facebook Flaischauer si becca le reprimende dl alcuni suoi lettori e la Tageszeitung sta a bordo campo godendosi lo spettacolo. E si ricorda di un progetto del Goethe Institut del 2010, pensato proprio per i giornalisti, che aveva come scopo “bandire i luoghi comuni e riaccendere la curiosità reciproca”.
Scomettiamo che ne vale la pena? ci si diceva allora.

Update: allo Spiegel ha risposto anche l’ambasciatore italiano a Berlino. Michele Valensise. Der Spiegel ha pubblicato la sua lettera nella pagina dell’articolo di Flaischbauer. Qui la traduzione in italiano.

Due o tre cose che so sugli Oscar

January 24th, 2012

Due o tre considerazioni sparse sulle nomination agli Oscar 2012. Premetto che, come quasi sempre, ho visto pochissimi dei film candidati. Quindi i giudizi sono squisitamente pregiudiziali:

  • Hugo e The Artist sono i film che hanno preso più nomination e, come accade spesso in questi casi, i giornali già parlano di sfida. Credo però che la vera sfida sia tra The Artist e Paradiso Amaro di Alexander Payne. Se dovessi puntarci dei soldi, lo farei su quest’ultimo. Ma è anche vero che io non ci ho mai azzeccato agli Oscar.
  • Mai come negli ultimi anni l’Academy ama l’interpretazione imitativa e biografica. Vince (o viene candidato) non chi è più bravo, ma chi riesca ad assomigliare di più all’originale. Fateci caso. Negli anni passati, tra i maschietti, ha vinto Jamie Foxx facendo Ray Charles (2005), Philip Seymour Hoffman facendo Trumane Capote (2006), Forest Whitaker facendo il dittatore africano Idi Amin (2007), Sean Penn facendo Harvey Milk (2009) e l’anno scorso Colin Firth facendo Giorgio VI. Negli anni novanta invece l’unico attore che ha vinto per un film biografico è stato Geoffrey Rush per Shine (1996). Tutto questo per dire che se dovessi puntare qualcosa, lo farei più sul Billy Beane di Brad Pitt in Moneyball piuttosto che sul Clooney di Paradiso Amaro (vedo meno favoriti gli altri, anche se faccio il tifo per Gary Oldman).
  • Piccola nota a margine: per capire la differenza tra un’interpretazione imitativa e una vera prova d’attore, guardatevi l’Oscar secondo me più meritato degli ultimi dieci anni: Daniel Day-Lewis in Il Petroliere (“sono io la terza rivelazione”)


(occhio spoilerone, che questo è il finale del film)

  • Per restare al discorso di qui sopra per Meryl Streep nei panni di Margaret Tatcher si apre un’autostrada. Se non fosse che rischia di trovarci in mezzo un platano che si chiama Michelle Williams nei panni di Marilyn Monroe. Chi commuoverà di più i giurati dell’Academy? La arcigna Lady di Ferro o la spaurita Norma Jean? (ps.: la regola biografico-imitativa vale per le donne, anche se in modo meno deciso. Nel 2004 Charlize Theron per Monster, 2005 Reese Witherspoon che fa June Carter, l’anno dopo Helen Mirren che fa la regina Elisabetta e nel 2008 Marion Cotillard nei panni di Edith Piaf).
  • Meryl Streep si trova anche a dover sconfiggere una sua personale maledizione. Di lei si dice sempre che è l’attrice più candidata di tutti i tempi (17 volte compresa questa). E’ vero. Ma questo fa di lei anche l’attrice più sconfitta di tutti i tempi. Ormai una nomination non gliela negano mai, ma ho il forte sospetto che all’Academy ci sia un certo imbarazzo a votarla come miglior attrice. Se non l’hai premiata per le sedici volte precedenti, perché dovresti farlo ora? E’ come se i giurati fossero in attesa di un’interpretazione regina. Forse questa, che probabilmente non è la sua migliore (ragazzi, ma vi ricordate I ponti di Madison County?), riuscirà a convincerli.
  • Non ne ho visto neanche uno, ma se tra i cinque migliori film di animazione c’è Kung Fu Panda 2, c’è qualcosa che non va.
  • Il premio al miglior attore (o attrice) non protagonista spesso viene usato dall’Academy per premiare qualcos’altro. E’, insomma, spesso o un premio alla carriera mascherato (tipo il Jack Palance per La vita, l’amore e le vacche) oppure un incoraggiamento per il futuro, che poi finisce per stroncarti la carriera (tipo Marisa Tomei in Mio Cugino Vincenzo). Tra gli uomini c’è Max Von Sydow che sembra stare lì apposta. Idem Jessica Chastain tra le donne,
  • Clooney si conferma essere il personaggio più eclettico e completo a Hollywood. Magari non vince niente, ma si porta a casa la nomination per la sceneggiatura de Le Idi di Marzo e quella come attore per Paradiso Amaro. Vado a memoria, ma non mi ricordo che nessuno sia mai riuscito a ottenere nello stesso anno due nomination per due film diversi in due categorie così diverse. Ah sì, uno ci è riuscito: George Clooney, che nel 2006 era candidato come attore in Syriana (dove poi ha vinto) e come regista e sceneggiatore per Good Night, and Good Luck.
    Sì, certo, ci sono stati attori candidati lo stesso anno per due film diversi, ma sempre per le interpretazione. E pure attori-registi candidati in entrambe le categorie, ma sempre per lo stesso film.
    Clooney invece dimostra di essere sia uno strumento per gli altri che un creativo per se stesso. Forse negli ultimi anni abbiamo parlato troppo di lago di Como, Canalis e cazzate varie, per renderci bene conto di come sia Autore a trecentosessanta gradi.
  • Ehi, c’è Wim Wenders candidato tra i documentari per Pina. Non vincerà

Non vi basta? Cercate in giro

Tutti gli scandali del presidente

January 22nd, 2012

Si sta facendo pesante l’aria intorno a Christop Wulff, il presidente della Repubblica tedesco. Eletto nel 2010, in tutta fretta, per far dimenticare il suo predecessore Horst Kohler costretto alle dimissioni per una gaffe sulla missione in Afghanistan, rischia invece ora di macchiare ancora di più l’autorevolezza del proprio ufficio. E di diventare il secondo presidente costretto alle dimissioni in meno di due anni.

Tutto ha avuto inizio lo scorso dicembre quando la Bild ha rivelato che l’attuale presidente, quando era Presidente del Consiglio della Bassa Sassonia, aveva accettato un prestito di 500mila euro dall’imprenditore edile Egon Geerkens. Le leggi della Bassa Sassonia vietano ai funzionari pubblici di accettare denaro, anche in forma di prestito, da persone che potrebbero avere a che fare con il loro ufficio. Geerkens, è sì un amico personale di Wulff, ma è anche un imprenditore con ampi interessi in Bassa Sassonia. Il rischio di conflitto d’interessi è dunque più che giustificato.

Ma a mettere nei guai Wulff non è stato tanto l’aver accettato il denaro, quanto il negare di averlo mai ricevuto, durante un’interrogazione nel parlamento della Bassa Sassonia. E come se non bastasse, quando a dicembre scorso è stato informato che la Bild stava per pubblicare tutta la storia, avrebbe chiamato sia il direttore del giornale, Kai Diekmann, che l’amministratore delegato, Mathias Döpfner, facendo pressioni e minacciando denuncie perché la storia venisse insabbiata. Per molti un attacco alla libertà di stampa.

Da lì è come se la diga si fosse rotta e tutta una serie di piccoli e grandi scandali hanno iniziato a venire a galla. Dall’invito, a spese degli organizzatori, all’Oktoberfest fino all’ambiguità di alcuni finanziamenti. Ultima tegola di questi giorni le perquisizioni a casa di Olaf Glaeseker, il suo ex portavoce.

Un affare sempre più intrigato e comlicato, in cui scandali e finanziamenti sospetti si sovrappongono a storie di favoritismi. E con quel senso di praticità tipicamente tedesco, qualcuno ha avuto la buona idea di organizzare tutti gli scandali in un comodo wiki da consultare.

Tutto il Saarland è paese

January 21st, 2012

Nel 2013 non si voterà solo in Italia ma anche in Germania. E così ogni elezioni locale del 2012 diventa occasione per sperimentare possibili coalizioni o candidati da presentare al voto federale. Tra le elezioni previste ci è aggiunto a sorpresa anche il Saarland, il piccolo Land al confine con la Francia dove la cosiddetta coalizione Giamaica (dai colori dei suoi partiti, il nero della CDU, il giallo dei liberali della FDP e i Verdi) ha fallito.

Per una settimana, i cristiano democratici, guidati a livello locale da Annegret Kramp-Karrenbauer, hanno cercato di imbarcare la SPD in una grosse Koalition che portasse la legislatura fino alla sua naturale conclusione nel 2014. Una soluzione, osserva Die Zeit, che in realtà avrebbe fatto comodo ad entrambi, ma da Berlino sarebbe venuto l’ordine (da SPD e CDU) di lasciar perdere. E così il 19 gennaio la Kramp-Karrenbauer e il suo corrispettivo socialista Haiko Maas hanno annunciato di voler andare al voto. La data più probabile sarà il 25 marzo.

Ad approfittarsi della situazione potrebbe essere soprattutto Oskar Lafontaine, ora portavoce della Linke, ma in passato non solo leader della Spd ma anche presidente del consiglio proprio del Saarland (in Germania i governatori del Lander sono appunto chiamati Presidente del consiglio). Grazie alla sua candidatura nel 2009 la Linke raggiunse qui il 21% (il risultato più alto in un paese della Germania occidentale). E in questa campagna elettorale il grande tema sarà (come da noi del resto) il pareggio di bilancio. E di fronte al taglio delle spese, prospettato da Cdu (e in parte anche dalla Spd) la Linke punta invece all’introduzione della patrimoniale. Nega di voler puntare a una coalizione rosso rosso (SPD più Linke), ma in realtà non chiude la porta a nessuna possibilità.

Ma secondo l’opinione corrente dalle urne uscirà una Grosse Koalition tra Spd e Cdu. Un esperimento, appunto, anche in vista delle elezioni federali del 2013.