Bassoatesino

Piccoletto e tirolese

I pirati all’arrembaggio del Saarland

March 25th, 2012

Primo appuntamento elettorale col botto in Germania. In attesa di maggio quando (il 6 e il 13) si voterà nello Schleswig-Holstein e, soprattutto, in Nord-Reno Vestfalia, oggi 25 marzo si è votato nel Saarland. A vincere è la Cdu, guidata dalla leader locale Annegret Kramp-Karrenbauer, che conferma con circa il 35% dei voti il risultato delle scorse elezioni. La Spd, guidata da Haiko Maas mette nel cassetto i sogni di primato e si accontenta di diventare il secondo partito nel Land con circa il 30% (comunque un +6% rispetto alle scorse elezioni). La Linke, che qui poteva contare sul nome di Oskar Lafontaine, scende al 16%, mentre i liberali della Fdp crollano al loro minimo storico: 1,2%. Il partito che fu di Hans Dietrich Genscher si trova, non solo nel Saarland, ma in tutta la repubblica, ai suoi livelli più bassi e ormai rischia seriamente di scomparire.

Ma il vero fenomeno (ormai non si può più parlare di sorpresa) è il risultato del Partito dei Pirati, che sfiora l’8% dei voti ed entra con almeno 4 deputati nel Landtag. Ma soprattutto a votare per i Pirati sono stati il 25% di quelli che votavano per la prima volta. Dopo il parlamento locale di Berlino il Saarland è il secondo Land nel quale entrano. E non è certo l’ultimo. Un tesoro che il partito dovrà ora imparare a gestire.

Il Saarland usciva dal fallimento della cosiddetta Giamaica Koalition, la coalizione tra Cdu, Verdi e liberali. Con questi ultimi fuori dal Landtag e il partito ecologista al limite del 5% l’unica soluzione possibile è una Grosse Koalition con la Spd (già preannunciata dalla Kramp-Karrenbauer). Le alternative che la matematica offre (la Spd con la Linke, oppure con i Pirati) sono politicamente impraticabili. E la Grosse Koalition potrebbe diventare il grande tormentone delle elezioni locali di quest’anno. E di quelle dell’anno prossimo.

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Düsseldorf dà la scossa a Berlino

March 14th, 2012

In Germania la corsa verso le elezioni federali del 2013 ha subito un’improvvisa accelerata. Il governo rosso-verde della Renania Settentrionale-Vestfalia, il land più ricco e produttivo, è stato sfiduciato ed entro sessanta giorni si tornerà alle urne. A livello locale una probabile vittoria per Spd e Verdi, che potranno contare su una nuova maggioranza più forte. A livello federale una vittoria della Merkel, che vede indebolirsi sempre più i “capricciosi” alleati della Fdp. Per il futuro un laboratorio di quello che potrà accadere a livello nazionale il prossimo anno.

Il risultato renano è frutto di una serie di pasticci parlamentari locali. A Düsseldorf, capitale del Land, governava fino a ieri un governo di minoranza sostenuto da Spd e Verdi. I governi di minoranza non sono una rarità oggi in Germania. Solo quattro in quattro Länder su sedici ci sono maggioranze chiare. Per il resto le varie coalizioni si basano sull’interessata benevolenza di uno o più partito dell’opposizione (di solito o i liberali o Die Linke).

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Voglio un milione di voti

March 14th, 2012

Ma è casuale che il regista di Game Change, il film della HBO su Sarah Palin, sia Jay Roach, lo stesso della serie Austin Powers? A proposito. Il suo prossimo film è The Campaign, una commedia con Will Ferrel e Zach Galifianakis nella parte di due candidati al congresso

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Liberali sempre più in crisi

February 22nd, 2012

L’Affaire Wulff non sembra proprio intaccare la popolarità della cancelliera Merkel. Nel suo sondaggio settimanale sui trend elettorali in Germania, infatti, la Cdu continua a primeggiare con il 38% dei consensi.

in crisi nera risultano invece i liberali della Fdp, fermi ormai da settimane al 2%. L’attuale maggioranza potrebbe così contare sul 40% dei consensi (anche se i liberali resterebbero fuori dal Bundestag).

E 40% è anche il risultato che otterrebbe l’altra possibile coalizione: i Verdi, infatti, dopo qualche settimana di crisi guadagnano due punti percentuali, arrivando al 15% dei voto potenziali. Sommati al 25% della Spd, pareggerebbero i conto con la coalizione nero-gialla. In questo caso però, la più equilibrata distribuzione del consenso tra i partiti della coalizione garantirebbe una maggioranza parlamentare ai rosso-verdi.

Fuori da ogni possibile coalizione di governo restano la Linke e il Partito dei Pirati, entrambi all’8%. Due partiti, a modo loro anti-sistema che, però rappresentano ormai un’ampia fetta dell’elettorato tedesco. Una fetta con la quale la politica più tradizionale dovrà fare i conti prima o poi.

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Sei come la mia moto

February 21st, 2012

Che poi la vera notizia non è tanto che i ministri hanno messo online la loro dichiarazione dei redditi. Ma è che l’ambasciatore Guido Terzi di Sant’Agata, attualmente responsabile degli Esteri, è un, presumibilmente, orgoglioso proprietario di una Harley Davidson 883.

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Le dimissioni di Wulff possono danneggiare la Merkel?

February 17th, 2012

La risposta è no. Stando al sondaggio settimanale della Forsa, pubblicato su Stern lo scorso mercoledì, la CDU di Angela Merkel, resta fissa ancorata al 38% del consenso degli elettori tedeschi. Il risultato più alto da anni a questa parte (tanto per intenderci, alle scorse elezioni federali del 2009 i cristiano democratici si fermarono al 33,8%). Insomma, la CDU è con il vento in poppa e veleggia intorno ai suoi massimo storici. Da tempo ormai gli elettori tedeschi non vedevano più in Christian Wulff un esponente del partito della Cancelleria e i suoi guai vengono giudicati responsabilità personale. La Merkel stessa, inoltre, è stata molto attenta in questi mesi, nei quali lo scandalo cresceva, a difendere l’istituzione della presidenza senza mai difendere fino in fondo la persona di Wulff.

A preoccupare di più la leader dei cristiano democratici, probabilmente, in vista delle elezioni del 2013 è il tracollo degli alleati liberali della FDP, crollati ormai nei sondaggi Forsa a un misero 2% (nelle elezioni del 2009 avevano il 14,6%). Mai nella loro ultracinquantenaria storia il partito che fu di Hans-Dietrich Genscher era caduto così in basso, spaventosamente lontano dalla soglia di sbarramento e a un passo dalla scomparsa. Si votasse oggi alla Merkel mancherebbe un alleato per poter fronteggiare un eventuale unione tra i Verdi e la SPD.

Ed è anche per questo che la Cancelliera sta lavorando per spaccare questa possibile alleanza e riproporre magari, anche alla luce della crisi internazionale da affrontare, un ritorno alla Grosse Koalition con i socialisti. Oppure osare e tentare l’inedita carta di un’allenza tra la CDU e i Verdi.

Nonostante la Merkel goda della fiducia dell’elettorato non mancano, in buona parte dei commentatori tedeschi, forti critiche al suo operato. Da destra e sinistra la si accusa di non avere, al pari di un Helmut Kohl, una visione di ampio raggio per la Germania, ma di limitarsi a una politica del giorno per giorno, un tatticismo che la spinge a cercare il successo alle prossime elezioni, senza però avere un reale progetto per il futuro della Germania in Europa.

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Aufwiedersehen Herr Wulff

February 17th, 2012

E come previsto, alla fine si è dimesso

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Perché Starbucks non viene in Italia. Sbagliando

February 11th, 2012

Perché Starbucks non esiste in Italia? Di solito la risposta che ognuno di noi si dà (e che forse anche loro si danno) è che eviti il nostro paese per l’alto numero di bar presenti. Una specie di fast-food che fa espressi e cappuccini all’americana sarebbe sconfitta in partenza in un paese nel quale in ogni piazza ci sono almeno tre esercizi che svolgono la stessa cosa e lo fanno meglio.

Potrebbe però essere un errore. In un pezzo scritto per Business Week Stephen Farris spiega come in realtà il core business di Starbucks non sia la vendita di caffè, ma essere un posto dove bazzicare (“to hang out”). Ma che forse loro stessi ancora oggi non se ne siano accorti.

Farris ricostruisce la genesi di Starbucks: al fondatore Howard Schultz l’idea di creare una catena dedicata al caffè venne proprio durante un viaggio in Italia nel 1982. in Piazza del Duomo a Milano, osservando gli italiani che, appunto, si prendevano un caffè, chiacchierando, discutendo o semplicemente facendosi gli affari propri, Schultz si accorse insomma che nel nostro paese il caffè non era solo una bevanda da consumare ma un rito sociale.

Most Americans were still drinking their coffee at diners, in restaurants, or at the kitchen table; Italians had made cafes part of their community. Coffee didn’t have to be just a drink, he realized. It could be an experience. “It was like an epiphany,” Schultz recalled in his book. “It was so immediate and physical that I was shaking.”

Insomma, Schultz decide di trasformare la socialità del bere un caffè in una catena di locali. Dopo 30 anni Starbucks, che all’epoca era solo un produttore di caffè, ha oltre 11mila negozi sparsi per il mondo. Ovunque, tranne che in Italia. Perché qui ci sono i bar?

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Priorità americane

February 9th, 2012

Le quattro copertine del Time di questa settimana
Trova le differenze

 

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La padella o la brace?

February 8th, 2012

Mi pare di capire che gli elettori repubblicani si trovano a dover scegliere tra un candidato che pensa che l’America sia stata scoperta nel V secolo avanti Cristo e uno secondo cui la crisi economica è colpa degli omosessuali.

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